Lavorare in Inghilterra
Una guida per trasferirsi e cercare lavoro in UK

Il Regno Unito è un’ottima destinazione per chi cerca di dare una svolta alla propria carriera. Nonostante la Brexit, l’economia britannica permette ancora di ricevere le giuste ricompense dal proprio lavoro, meritocrazia che spesso manca altrove. Molti professionisti italiani scelgono questa meta per l’ambiente internazionale e le opportunità di crescita rapida.
Attenzione però. Oggi non è più come una volta. Se un tempo bastava fare le valigie e partire, oggi la realtà post-Brexit impone una pianificazione rigorosa. Non si tratta più solo di trovare un impiego, ma di navigare un sistema burocratico complesso fatto di visti, punteggi e requisiti legali stringenti.
Trasferirsi senza una strategia chiara può costare caro in termini di tempo e denaro. Il mercato del lavoro inglese rimane aperto ai talenti internazionali, ma le regole d’ingaggio sono diventate molto più selettive e non ammettono improvvisazione.
In questa guida analizzeremo nel dettaglio cosa serve per lavorare legalmente oltremanica oggi. Scoprirai come ottenere i documenti essenziali, come funziona il sistema a punti per l’immigrazione e quali strategie adottare per trovare un impiego che ti permetta di costruire la tua nuova vita nel Regno Unito.
Requisiti, documenti e visti per lavorare nel Regno Unito
Prima di iniziare a inviare curriculum in inglese devi assicurarti di avere le carte in regola per esistere legalmente agli occhi dello stato britannico. Ci sono due pilastri fondamentali che ogni lavoratore straniero deve sistemare: la previdenza sociale e la gestione bancaria.
National Insurance Number (NIN)
È l’equivalente britannico del nostro Codice Fiscale. Se non ce l’hai, il datore di lavoro non può registrare i tuoi contributi e rischi di pagare tasse più alte del dovuto. Devi richiederlo online sul sito ufficiale (tieni a portata di mano il passaporto) e attendere che ti arrivi la lettera per posta.
Conto corrente bancario
Per ricevere lo stipendio ti serve un IBAN inglese. Le banche tradizionali (come Lloyds o Barclays) sono difficili da approcciare all’inizio perché chiedono una “proof of address” (prova di residenza) che probabilmente non hai ancora.
Il trucco? Usa banche digitali come Monzo, Revolut o Wise. Ti permettono di aprire un conto via app in pochi minuti, richiedendo molti meno documenti.
Cosa è cambiato dopo la Brexit
Con la Brexit, non c’è più la libera circolazione. Oggi il passaporto italiano non ti garantisce più il diritto automatico di vivere e lavorare in Inghilterra. Se non risiedevi già nel Paese prima del 2021, dovrai seguire le nuove regole sull’immigrazione.
Il governo britannico ha introdotto un sistema di immigrazione a punti (Points-Based Immigration System). Per ottenere un visto lavorativo devi accumulare un punteggio minimo (a fine 2025 di 70 punti) Non è un sistema discrezionale. Se non raggiungi i punti, la domanda viene respinta.
I punti vengono assegnati in base a 3 fattori chiave obbligatori:
- Avere un’offerta di lavoro da uno sponsor autorizzato dal Ministero dell’Interno (Home Office).
- Il lavoro deve essere di un livello di competenza adeguato (generalmente livello A-level o superiore).
- Avere una conoscenza della lingua inglese di livello intermedio (B1 o superiore).
Oltre a questi requisiti fissi, ci sono punti “scambiabili” basati sullo stipendio e sulla tipologia di lavoro. Ad esempio, se il tuo salario è inferiore alla soglia generale (solitamente £38.700 l’anno per i nuovi arrivati ma ci sono eccezioni) potresti comunque qualificarti se lavori in un settore carente di personale o se hai un dottorato di ricerca attinente al ruolo.
Per capire esattamente quale percorso fa al caso tuo, è fondamentale consultare la lista aggiornata dei visti lavorativi disponibili.
Suggerimenti pratici per iniziare
L’errore più comune è cercare lavoro “come si faceva una volta”. Non puoi più andare a Londra per fare il cameriere per qualche mese e poi cercare altro. Per ottenere il visto Skilled Worker devi avere l’offerta di lavoro prima di richiedere il visto. Quindi, verifica che l’azienda che ti interessa possa effettivamente assumerti!
Infatti, non tutte le compagnie inglesi hanno la licenza per sponsorizzare lavoratori stranieri. Prima di investire tempo in una candidatura, controlla se il datore di lavoro compare nel registro ufficiale degli sponsor autorizzati.
Un altro consiglio cruciale riguarda la lingua. Non sottovalutare il requisito della competenza linguistica. Anche se lo parli bene, per il visto dovrai quasi sicuramente superare un esame certificato (SELT) presso un centro approvato. Prenota il test con largo anticipo perché i posti tendono a esaurirsi velocemente.
Infine, tieni d’occhio i costi. Richiedere un visto comporta una spesa notevole tra tassa di richiesta e il supplemento sanitario per l’immigrazione (Immigration Health Surcharge). Per rimanere aggiornato su eventuali modifiche alle soglie salariali o alle regole, salva nei preferiti la sezione Visti e Immigrazione del sito governativo.
Per rimanere aggiornato su eventuali modifiche alle soglie salariali o alle regole, salva nei preferiti la sezione Visti e Immigrazione del sito governativo.
Il Regno Unito continua ad attrarre molti professionisti italiani, ma oggi non è una meta adatta a chi improvvisa. Se stai pensando di partire “per vedere cosa succede”, l’UK post-Brexit è probabilmente una delle scelte più rischiose che puoi fare.
Il sistema dei visti richiede chiarezza, competenze spendibili e un obiettivo professionale definito. Accettare lavori generici o sottopagati nella speranza di “sistemarsi dopo” non è più una strategia praticabile come in passato.
Inoltre, il mercato britannico è veloce e competitivo. Chi non ha un profilo chiaro, un CV allineato agli standard locali e una proposta professionale coerente, rischia di bruciarsi opportunità preziose già nei primi mesi.
Trasferirsi in Inghilterra funziona quando è una scelta progettuale, non una fuga. Oggi più che mai, partire senza una strategia significa esporsi a costi elevati, tempi lunghi e a un forte senso di frustrazione.
Come trovare lavoro in Inghilterra
Il mercato del lavoro inglese è estremamente fluido e veloce, ma anche molto frammentato. Sapere dove cercare può fare la differenza tra mesi di silenzio e un colloquio fissato in pochi giorni. La strategia migliore combina l’uso di piattaforme digitali con il supporto di agenzie specializzate.
Ricerca online
I motori di ricerca generalisti sono il punto di partenza ideale. Siti come Indeed UK e Reed aggregano milioni di offerte e permettono di filtrare per salario e località. Anche LinkedIn Jobs è potentissimo, specialmente per ruoli corporate, marketing e IT.
Assicurati che il tuo profilo sia impostato sulla località “Regno Unito” per apparire nelle ricerche dei recruiter locali.
Presenza fisica
Se cerchi lavoro in settori specifici come l’ospitalità o il commercio al dettaglio la presenza fisica aiuta ancora, specialmente per le catene che espongono cartelli “Hiring”. Tuttavia, ricorda che per essere assunto avrai bisogno del visto.
Anche per questi ruoli la via telematica, tramite i portali “careers” delle grandi catene, è spesso preferibile per gestire la burocrazia.
Agenzie di recruiting
Un’ottima risorsa spesso ignorata dagli italiani sono le agenzie di recruiting. Nel Regno Unito le aziende delegano massicciamente la selezione a terzi. Iscriversi a database di agenzie come Blue Arrow (per lavori d’ufficio e industriali) o Hays (per professionisti qualificati) può accelerare i tempi.
Inoltre, il governo mette a disposizione un portale gratuito chiamato Find a Job. È uno strumento molto utile per esplorare posizioni nel settore pubblico e privato che sono state verificate.
💡Consiglio DAL NOSTRO ESPERTO
Un vantaggio poco conosciuto riguarda proprio le grandi società di selezione internazionali. Proprio Hays, ad esempio, è una multinazionale del recruiting nata nel Regno Unito, con una presenza strutturata anche in Italia.
Partire dalle sedi italiane può rappresentare un primo punto di accesso: in alcuni casi, infatti, il contatto iniziale con i consulenti locali facilita l’introduzione verso le controparti britanniche, soprattutto per profili già spendibili sul mercato UK.
Networking
Specialmente a Londra e nelle grandi città universitarie come Manchester o Birmingham, le connessioni personali contano. Partecipare a fiere del lavoro o eventi di settore su Meetup può metterti in contatto diretto con chi assume, saltando la fila della ricerca e dell’invio di CV nel web.
💡Consiglio DAL NOSTRO ESPERTO
È importante però arrivare a questi contesti con un obiettivo chiaro: sapere che tipo di ruolo stai cercando e come presentare il tuo profilo in poche frasi fa spesso la differenza tra una conoscenza superficiale e un contatto che si trasforma in un colloquio.
Di cosa ho bisogno per trovare lavoro in Inghilterra?
Avere le competenze giuste non basta se non sai come presentarle secondo gli standard britannici. Il modo in cui ti proponi deve essere culturalmente allineato alle aspettative dei selezionatori inglesi, che sono molto diverse da quelle italiane.
Il tuo biglietto da visita è il curriculum vitae, ma dimentica il formato Europass. Nel Regno Unito il CV deve essere sintetico (massimo due pagine), privo di foto, data di nascita e genere. L’attenzione deve essere tutta sulle tue skills e sui risultati raggiunti, usando verbi d’azione e bullet point chiari.
Per essere sicuro di non sbagliare impaginazione e struttura, puoi utilizzare il nostro CV Builder. I modelli disponibili sono ottimizzati per superare i software di selezione automatica ATS, molto diffusi nelle aziende inglesi, e i suggerimenti con l’IA ti aiuteranno a valorizzare le tue esperienze.
Accanto al CV la Cover Letter è ancora molto richiesta. Non deve essere un riassunto del curriculum, ma una spiegazione motivata del perché sei perfetto per quel ruolo specifico. Anche in questo caso il nostro editor di lettere di presentazione può guidarti nella stesura.
Infine un dettaglio tecnico ma vitale: procurati un numero di telefono inglese (+44). Molti recruiter scartano a priori numeri internazionali per evitare costi o complicazioni. Puoi ottenere una SIM inglese, come GiffGaff o Three, ordinandola online o usando servizi VoIP prima ancora di partire.
Per approfondire come strutturare le tue esperienze lavorative al meglio, ti consigliamo di leggere la guida ufficiale del National Careers Service sulla scrittura del CV.
Stipendi e costo della vita nel Regno Unito
Quando si valuta un’offerta di lavoro, è facile farsi abbagliare dalla cifra lorda in sterline. Tuttavia, il Regno Unito presenta disparità enormi tra le diverse regioni e il costo della vita può erodere rapidamente un salario che sulla carta sembra ottimo.
Secondo le statistiche più recenti dell’ufficio nazionale di statistica, l’ONS, lo stipendio medio settimanale lordo si aggira intorno alle £680, anche se questa cifra nasconde profonde differenze.
Ecco alcuni esempi indicativi di stipendi medi annuali per professioni comuni (dati aggiornati al 2024/2025):
- Infermiere (Band 5): £28.407 – £34.581
- Sviluppatore Software: £45.000 – £65.000
- Insegnante (Scuola secondaria): £30.000 – £41.333
- Chef: £25.000 – £35.000
In tutto ciò, tieni in conto il supplemento salariale che viene spesso pagato a chi lavora a Londra per compensare i costi esorbitanti della capitale (chiamato “London Weighting“).
Infatti, vivere a Londra può costare il doppio rispetto a città del nord come Liverpool o Newcastle, specialmente per l’affitto e i trasporti.
Oltre all’affitto, una spesa che coglie spesso di sorpresa gli italiani è la Council Tax, una tassa municipale pagata dall’inquilino che finanzia i servizi locali come la raccolta rifiuti e la polizia. Il costo varia in base al valore dell’immobile e alla zona e può incidere per oltre £150 al mese sul tuo budget.
💡Consiglio
Per avere un quadro realistico di quanto ti rimarrà in tasca a fine mese, utilizza strumenti come Numbeo. Questo ti permette di confrontare il costo della vita tra la tua città attuale e la tua destinazione nel Regno Unito. Ricorda anche che le tasse vengono prelevate alla fonte con il sistema PAYE (Pay As You Earn) quindi il netto sarà inferiore a quanto pattuito.
FAQ
Sì ma solo se ottieni un visto lavorativo adeguato. Dopo la Brexit il passaporto italiano non dà più diritto automatico al lavoro a meno che tu non abbia ottenuto il Settled Status o Pre-settled Status vivendo nel Regno Unito prima del 31 dicembre 2020.
Devi fare domanda online sul sito del governo britannico. Dovrai verificare la tua identità caricando copie digitali del passaporto e in alcuni casi di partecipare a un appuntamento di persona. Una volta approvato riceverai il numero per posta.
I settori con maggiore carenza di personale includono la sanità (infermieri, medici, operatori socio-sanitari), l’ingegneria, l’informatica (cyber security, AI) e l’edilizia. Questi ruoli sono spesso inseriti nella Immigration Salary List facilitando l’ottenimento del visto.
Sì ed è spesso la strada obbligata per ottenere il visto Skilled Worker. Per i ruoli qualificati le aziende sono abituate a fare colloqui via videochiamata. Per lavori meno qualificati è molto più difficile poiché poche aziende sono disposte a sostenere i costi di sponsorizzazione.

