Le pubblicazioni nel CV
Cosa sono le pubblicazioni e come inserirle nel curriculum

Per dottorandi, ricercatori, professori universitari e scienziati, la sezione pubblicazioni nel curriculum è una delle più importanti. Dimostra la produttività accademica e la capacità di contribuire alla propria disciplina con ricerche originali.
Per chi lavora in azienda, invece, questa sezione è quasi sempre opzionale. Ha senso includerla solo se le pubblicazioni sono direttamente rilevanti per la posizione. Un data scientist che ha pubblicato paper sul machine learning può inserirli; un marketing manager probabilmente no.
Quando inserire le pubblicazioni
La scelta del formato dipende dal tipo di CV che stai preparando.
Nel curriculum accademico devi elencare tutte le pubblicazioni in ordine cronologico inverso, dalla più recente alla più vecchia. Questo formato del CV è lo standard per posizioni universitarie e di ricerca, dove il numero e la qualità delle pubblicazioni influenzano direttamente la valutazione.
Nel curriculum per l’industria inserisci solo le pubblicazioni rilevanti per il ruolo. Una sezione intitolata “Pubblicazioni Selezionate” funziona meglio di un elenco completo. Il recruiter vuole capire velocemente cosa sai fare, non leggere una bibliografia.
Se sei un neolaureato senza pubblicazioni scientifiche, puoi inserire la tesi di laurea o il progetto di fine corso. Specifica il titolo, il relatore e l’anno di discussione.
Quale formato usare: APA o MLA
Mescolare stili diversi dà un’impressione di sciatteria. La coerenza nella formattazione delle citazioni è importante quanto il contenuto.
- Lo stile APA (American Psychological Association) è lo standard nelle scienze sociali, in economia, in ingegneria e nelle scienze tradizionali. Secondo le linee guida ufficiali APA, l’anno di pubblicazione va tra parentesi subito dopo il nome dell’autore.
- Lo stile MLA (Modern Language Association) è preferito nelle discipline umanistiche, letteratura e arti. L’anno appare alla fine della citazione.
💡Consiglio
Cerca la tua pubblicazione su Google Scholar, clicca sull’icona “Cita” sotto il risultato e copia la citazione già formattata nello stile che preferisci. Il sistema genera automaticamente versioni APA, MLA, Chicago e Harvard.
Esempi pratici di formattazione
Ecco come formattare le pubblicazioni più comuni (usando lo stile APA).
Libri
Formato: Cognome, Iniziale. (Anno). Titolo del libro in corsivo. Casa Editrice.
Esempio: Eco, U. (1980). Il nome della rosa. Bompiani.
Articoli di riviste scientifiche
Formato: Cognome, Iniziale. (Anno). Titolo dell’articolo. Nome della Rivista in corsivo, Volume (Numero), Pagine.
Esempio: Rossi, M. (2020). L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Rivista Italiana di Sociologia, 12(3), 45-67.
Tesi di Laurea (per profili Junior)
Formato: Cognome, Iniziale. (Anno). Titolo della tesi in corsivo [Tesi di Laurea / Dottorato]. Nome dell’Università.
Esempio: Rossi, M. (2023). Analisi dei flussi migratori nel Mediterraneo [Tesi di Laurea Magistrale]. Università di Bologna.
Conferenze e pubblicazioni digitali
Per i paper presentati a conferenze o pubblicati online, includi sempre il DOI (Digital Object Identifier) o un link funzionante. I recruiter e i comitati di valutazione vogliono poter verificare rapidamente le tue pubblicazioni.
Esempio: Bianchi, L. (2023). Nuovi approcci al deep learning. Atti del Convegno AI Italia, 89-102. https://doi.org/10.xxxx/xxxxx
Se la pubblicazione ha più autori, valuta se mettere il tuo nome in grassetto. Aiuterà il selezionatore a individuare subito il tuo contributo nella lista.
Dove inserire la sezione nel curriculum
La posizione della sezione pubblicazioni dipende dal tuo profilo e dal tipo di lavoro.
Per accademici e ricercatori, la sezione va subito dopo la formazione accademica o l’esperienza di ricerca. In questi contesti è una delle sezioni più rilevanti.
Per neolaureati con poche esperienze, la sezione può seguire l’istruzione per compensare la mancanza di esperienza professionale.
Per professionisti in azienda, meglio posizionarla in fondo al CV o allegarla come documento separato se l’elenco è lungo. L’esperienza lavorativa resta la priorità.
Il portfolio per giornalisti e copywriter
Se lavori nel giornalismo o nella comunicazione, evita di trasformare il CV in un elenco infinito di pubblicazioni in stile accademico. Decine di paragrafi senza spazi risulterebbero illeggibili e caotici per un recruiter che ha pochi secondi a disposizione.
- Crea una sezione apposita denominata “Portfolio” o “Articoli Selezionati” dove mettere in vetrina solo i lavori che dimostrano le tue competenze migliori o la tua versatilità su temi diversi.
- Usa link cliccabili diretti inserendo il titolo del pezzo, la testata e l’anno di uscita.
- Se vuoi creare un portfolio professionale completo, piattaforme come Contently o Muck Rack permettono di raccogliere e mostrare tutti i lavori in un unico posto. Inserisci il link al portfolio nei contatti del CV.
Errori da evitare
Alternare stili diversi per date e titoli trasmette sciatteria e scarsa attenzione ai dettagli, doti invece fondamentali per chi scrive di mestiere.
Evita poi di inserire materiale datato o scolastico se ti candidi per ruoli senior, perché diluisce il valore delle tue esperienze recenti invece di rafforzarlo.
Infine verifica periodicamente ogni singolo collegamento ipertestuale. Un link rotto fa pensare che non controlli i dettagli.
Domande frequenti
Sì, se sei un neolaureato e la tesi è pertinente alla posizione. Puoi inserirla nella sezione Istruzione oppure creare una sezione Pubblicazioni dedicata. Indica titolo, relatore e anno di discussione.
Lo stile APA è la scelta più sicura per ruoli scientifici e aziendali. Se l’annuncio di lavoro o il bando specifica un formato diverso, segui le indicazioni. L’importante è mantenere coerenza in tutto l’elenco.
Crea una sezione “Pubblicazioni Selezionate” con i 5-10 lavori più rilevanti per la posizione. Aggiungi una nota finale come “Elenco completo disponibile su richiesta” oppure inserisci un link al tuo profilo Google Scholar o ORCID.

