La data di nascita nel CV, come ogni informazione contenuta nel CV, può essere utile per fare una buona impressione, ma la scelta di includerla o meno va valutata in base a ruolo e settore.
Infatti, a seconda della situazione, l’età può giocare a favore, perché racconta esperienza e solidità, oppure può risultare meno vantaggiosa, se l’azienda cerca candidati alle prime esperienze professionali o con un percorso ancora in fase iniziale e fortemente orientato alla formazione.
Data di nascita nel CV
Vediamo i dettagli utili da considerare per questa decisione.
Quando è obbligatorio inserirla
Ci sono situazioni in cui la data di nascita serve davvero. Nei concorsi pubblici, per esempio, i bandi specificano quasi sempre limiti di età per la partecipazione, e il CV deve includere i dati anagrafici completi, compresa una dichiarazione di veridicità ai sensi del DPR 445/2000. Senza queste informazioni, la candidatura rischia l’esclusione automatica.
Lo stesso vale per i contratti di apprendistato, riservati per legge a chi ha tra i 15 e i 29 anni. In questo caso l’azienda ha bisogno di verificare l’età prima ancora del colloquio, perché il tipo di contratto dipende da quel dato.
Anche alcuni programmi di inserimento giovanile o sgravi contributivi legati all’età richiedono che il candidato dichiari la propria data di nascita nel curriculum.
Quando è meglio ometterla
Nel settore privato, soprattutto per candidature spontanee o annunci generici, la data di nascita non aggiunge quasi mai valore. Il recruiter dovrebbe valutarti per competenze ed esperienza, non per l’anno in cui sei nato.
Se l’annuncio non fa alcun riferimento all’età e non si tratta di un concorso o di un apprendistato, ometterla è la scelta più sicura.
Questo vale a maggior ragione se ti candidi per posizioni all’estero.
Chi prepara un curriculum vitae in inglese per il mercato anglosassone deve sapere che negli USA e nel Regno Unito inserire la data di nascita è considerato inappropriato e può far scartare il CV per policy anti-discriminazione.
Il rischio di discriminazione e la tutela della privacy
La discriminazione per età nella selezione del personale è più diffusa di quanto si pensi. Un recruiter che legge “1968” associa automaticamente un profilo senior a costi alti e poca flessibilità. Chi legge “2001” pensa a un candidato con poca esperienza. Queste associazioni avvengono in pochi secondi, ancora prima di leggere le competenze.
Il nostro esperto afferma
Questo fenomeno è legato anche ai cosiddetti bias cognitivi, ovvero meccanismi automatici che portano a formulare giudizi rapidi sulla base di poche informazioni. Nel contesto della selezione, questi bias possono incidere sulla prima scrematura dei CV, influenzando la percezione del candidato prima ancora di una lettura approfondita del profilo.
Il GDPR, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, affronta questo problema con il principio di minimizzazione. L’articolo 5 stabilisce che i dati raccolti devono essere “adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati”.
In parole semplici, un’azienda dovrebbe raccogliere solo le informazioni che servono a valutare la candidatura, e la data di nascita raramente rientra tra queste, come ribadisce anche il Garante per la protezione dei dati personali.Le aziende possono chiedertela più avanti, nella fase contrattuale. Ma nella fase iniziale di screening dei CV, l’età non dovrebbe influenzare la selezione, e tu puoi scegliere di non fornirla.
In questi casi, oltre a descrivere il tuo percorso di studi, le competenze tecniche specifiche, e le tue caratteristiche personali nelle diverse sezioni, è molto utile, proprio perché ti stai inserendo nel mondo del lavoro, condividere con l’azienda, in modo chiaro, sintetico e aperto, i tuoi obiettivi professionali, a breve e lungo termine.
Il nostro esperto afferma
Un aspetto meno considerato riguarda i sistemi ATS (Applicant Tracking System) utilizzati da molte aziende per la gestione delle candidature. In questi sistemi, la data di nascita non rappresenta un campo rilevante ai fini del matching tra CV e posizione, che si basa principalmente su competenze, parole chiave ed esperienze.
Per questo motivo, generalmente, la sua assenza non penalizza la candidatura nei processi automatizzati.
Come gestire l’età senza scrivere la data di nascita nel CV
Togliere la data di nascita nel CV non significa nascondere la propria esperienza. Il curriculum racconta la tua storia professionale attraverso date e ruoli, e da quelli il recruiter può farsi un’idea del tuo percorso.
In generale, è utile ricordare che il CV deve mettere in evidenza ciò che è rilevante per il ruolo. Tutto ciò che non aggiunge valore alla candidatura può essere omesso o ridotto, per favorire una lettura più immediata ed efficace. Ecco come gestire la cosa in base al tuo profilo.
Profili con esperienza
Se hai molta esperienza, concentrati sugli ultimi 10-15 anni di carriera. Le esperienze più datate possono essere riassunte in una riga o omesse del tutto, specialmente se non sono rilevanti per il ruolo.
Questo mantiene il CV snello e sposta l’attenzione sulle competenze attuali.
Profili con poca esperienza
Se invece sei all’inizio e hai poca o nessuna esperienza, l’anno di laurea o di diploma fornisce già un’indicazione dell’età.
In questo caso puoi valorizzare il tuo profilo scrivendo una lettera di presentazione efficace dove racconti motivazioni e obiettivi concreti, senza che l’età diventi l’elemento centrale della valutazione.
Differenze internazionali tra Italia e estero
Le convenzioni sulla data di nascita nel CV variano molto da paese a paese.
| Paese / Area | Prassi |
| Italia | Tradizionalmente inclusa, ma sempre meno richiesta nel privato |
| USA e Regno Unito | Mai inserire, le policy anti-discriminazione la escludono |
| Nord Europa (Svezia, Norvegia, Olanda) | Facoltativa, tendenza a ometterla |
| Francia e Germania | Ancora comune, ma non obbligatoria |
In Italia il cambiamento è in corso. Molte aziende, soprattutto multinazionali e realtà con policy di diversity & inclusion, non si aspettano più di trovare la data di nascita nei CV che ricevono. Chi si candida nel settore privato italiano può ometterla senza problemi, sapendo che i dati personali nel CV devono essere trattati nel rispetto del GDPR e della normativa sulla privacy.
I modelli di OnlineCV ti permettono di gestire i campi opzionali in modo flessibile. Aggiungi o rimuovi la data di nascita in qualsiasi momento, e il layout resta ordinato e professionale in entrambi i casi. Il nostro CV Builder include suggerimenti basati sull’intelligenza artificiale per aiutarti a personalizzare ogni sezione in pochi minuti.
Domande frequenti (FAQs)
No. In Italia non esiste un obbligo di legge, tranne nei concorsi pubblici e in situazioni specifiche come l’apprendistato. Nel settore privato è una scelta personale.
Sì, ed è una buona via di mezzo. Scrivere “Anno di nascita: 1990” fornisce un’indicazione generica senza rivelare informazioni inutili come giorno e mese, che non hanno alcuna rilevanza ai fini della selezione.
Nella maggior parte dei casi, no. Un recruiter professionista valuta competenze, esperienza e coerenza del percorso. Se l’annuncio non richiede una fascia di età specifica, l’assenza della data di nascita non rappresenta un problema.
Nella sezione dei dati personali, subito dopo nome, cognome e contatti. Il formato più usato in Italia è giorno/mese/anno (es. 15/03/1992).
No. È una scelta di privacy riconosciuta dal GDPR. Molti candidati la omettono consapevolmente per evitare bias e far valere le proprie competenze. Le aziende possono richiedere il dato più avanti, nella fase contrattuale.
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