Nessuna norma impone di inserire una formula di autorizzazione nel curriculum vitae. Tuttavia, in Italia la dicitura sul trattamento dei dati personali continua a essere molto diffusa e viene spesso considerata una buona pratica. Per questo motivo molti candidati scelgono di inserirla, anche se il trattamento dei dati necessari alla selezione è già disciplinato dal GDPR e dalla normativa italiana sulla privacy.
Senza quella frase la candidatura arriva comunque, ma molte aziende preferiscono chiederti l’ok a parte. Un passaggio in più che rallenta tutto proprio quando ti hanno appena notato.
Prima ancora, guarda quali dati anagrafici inserire nel curriculum, perché alcune informazioni è meglio lasciarle fuori.
Nelle righe che seguono trovi la formula da copiare, il punto esatto del CV dove va messa, perché il GDPR nel curriculum vitae conta ancora e quali dati non mettere mai.
Cosa scrivere nel CV per autorizzare il trattamento
Ti basta una sola riga pronta da incollare. Una versione breve e corretta è questa.
> Autorizzo il trattamento dei miei dati personali presenti nel CV ai sensi del D.lgs. 196/2003, come modificato dal D.lgs. 101/2018, e dell’art. 13 del GDPR (Regolamento UE 2016/679).
La frase va in fondo al curriculum, come ultima riga del documento, dopo le sezioni di esperienza e formazione. Lì il selezionatore se la aspetta, e non toglie spazio alle informazioni che vendono il tuo profilo.
Se compili il CV con un generatore di curriculum con IA (di OnlineCV), la dicitura finisce da sola nel punto giusto e l’ordine delle sezioni rimane coerente, senza che tu debba sistemare nulla a mano.
Cosa significa autorizzare il trattamento dei dati nel CV
Con quella riga autorizzi l’azienda a gestire le informazioni del curriculum. Le può raccogliere, archiviare, consultare durante la selezione e conservare per eventuali posizioni future.
Il tuo CV è pieno di dati che ti riguardano, dalla formazione ai contatti fino al percorso professionale. L’autorizzazione chiarisce nero su bianco che quel materiale può servire a valutarti, senza che l’azienda debba tornare da te a chiederlo.
Quando la frase manca, molte aziende preferiscono chiederti il permesso prima di andare avanti, e quel giro burocratico allunga i tempi. Meglio sistemare l’autorizzazione fin dal primo invio.
Qual è la formula corretta per il trattamento dei dati personali
Una delle formule più diffuse e aggiornate richiama sia il Codice Privacy italiano sia il GDPR. Il Codice della privacy italiano, il D.lgs. 196/2003, è stato aggiornato al GDPR dal D.lgs. 101/2018, quindi la dicitura più precisa richiama entrambi i decreti insieme all’articolo 13 del Regolamento. Ecco le due versioni più usate, pronte da copiare così come sono.
> Autorizzo il trattamento dei dati personali contenuti nel mio curriculum vitae in base al D.lgs. 196/2003, come modificato dal D.lgs. 101/2018, e all’art. 13 del Regolamento UE 2016/679, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.
> Autorizzo il trattamento dei miei dati personali presenti nel CV ai sensi del Decreto Legislativo n. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, aggiornato dal D.lgs. 101/2018, e dell’art. 13 del GDPR (Regolamento UE 2016/679).
Le due diciture dicono la stessa cosa con parole leggermente diverse. Scegline una sola, copiala in fondo al curriculum e non aggiungere altro.
Il quadro normativo completo lo trovi sul sito del Garante per la protezione dei dati personali. Il testo ufficiale del Regolamento europeo, con l’articolo 13 citato nella formula, è pubblicato su EUR-Lex, il portale del diritto dell’Unione.
Cosa significa trattamento dei dati personali
Per la legge italiana, trattare i dati personali vuol dire compiere operazioni su quelle informazioni, con strumenti informatici o anche solo su carta. Il concetto è ampio e copre qualsiasi gestione dei dati, anche fuori dai grandi archivi.
Quando invii il CV, l’azienda che lo riceve diventa il titolare del trattamento. Si impegna a gestire i tuoi dati in modo lecito e sicuro, solo per gli scopi della selezione.
Le operazioni più comuni che rientrano nel trattamento sono poche e intuitive.
- Raccolta e registrazione delle informazioni che invii
- Conservazione del CV nei sistemi aziendali
- Consultazione durante la selezione
- Comunicazione ad altri reparti coinvolti
- Cancellazione quando i dati non servono più
La norma di riferimento è il GDPR, il Regolamento UE 2016/679 applicabile dal 2018, affiancato dal Codice italiano in materia di protezione dei dati personali. Insieme proteggono i dati dei cittadini europei e obbligano chi li gestisce a rispettare regole precise su sicurezza e finalità.
Quali dati non inserire nel CV
Alcune informazioni meritano una riga nel curriculum, altre è meglio tenerle per sé. Inserisci nel CV i dati che ti qualificano sul lavoro e lascia fuori la sfera privata.
Questi sono i dati da non mettere, salvo richiesta esplicita e motivata dell’azienda.
- Religione e convinzioni personali
- Opinioni politiche e appartenenza sindacale
- Salute, malattie e dati genetici
- Orientamento sessuale e situazione familiare dettagliata
- Dati giudiziari e provvedimenti penali
- Documenti come codice fiscale o numero della carta d’identità
Rientrano nelle categorie particolari di dati, quelle che la legge protegge di più. La fede religiosa o lo stato di salute in un CV non aiutano la candidatura ed espongono informazioni delicate a chi non ne ha bisogno per valutarti.
Stesso discorso per la fotografia, una scelta che dipende dal settore. Per orientarti su quando conviene aggiungere la foto, parti dal ruolo, perché in molti casi puoi tranquillamente farne a meno.
Tieni il documento su competenze, esperienze e risultati, quelli che pesano davvero sulla decisione.
Errori comuni
La dicitura sul trattamento dei dati sembra una formalità, eppure è proprio lì che si gioca una buona impressione. Quattro sviste ricorrenti la rovinano più spesso di quanto pensi.
Dimenticare del tutto la dicitura
Saltare la frase è l’errore più frequente e più costoso. Senza autorizzazione molte aziende si fermano a chiederti il consenso a parte, e quel passaggio rallenta una selezione che stava già correndo.
Citare una sola normativa
Indicare solo il D.lgs. 196/2003 oppure solo il GDPR lascia la dicitura monca e poco aggiornata. La formula completa richiama il Codice italiano aggiornato dal D.lgs. 101/2018 e l’art. 13 del GDPR, così copre tutto il quadro normativo.
Metterla in apertura invece che in fondo
In cima ai contatti la formula occupa lo spazio migliore, quello che il recruiter guarda per primo. Spostala alla fine, dove non interferisce con esperienza e competenze.
Inserire dati sensibili inutili
Religione, stato di salute o numero di un documento accanto all’autorizzazione non servono alla selezione e ti espongono senza motivo. Lasciali fuori, a meno che l’azienda non li chieda per iscritto.
Un’ultima accortezza prima di spedire. Una rilettura mirata alle sviste che penalizzano la candidatura ti fa scovare refusi e dimenticanze che da soli costano il colloquio.
Aggiungi la frase aggiornata in fondo al curriculum, scegli una delle due versioni con entrambi i riferimenti normativi e togli i dati che non servono, come religione, salute o documenti personali.
Pochi minuti dedicati alla privacy nel curriculum vitae ti lasciano un documento pulito e in regola, pronto da inviare. E se vuoi saltare la formattazione, parti da una struttura già impostata e adattala al tuo profilo con il nostro editor di CV.
Il GDPR richiede davvero l’autorizzazione nel CV?
Secondo la normativa europea sulla protezione dei dati personali, i datori di lavoro possono trattare i dati contenuti nel curriculum per finalità di selezione nel rispetto delle condizioni previste dal GDPR. Per questo motivo la formula di autorizzazione non rappresenta un obbligo legale, anche se continua a essere ampiamente utilizzata nei curriculum inviati in Italia.
glio farlo, evitando che sia l’azienda a chiedere la tua autorizzazione all’utilizzo dei dati, se la tua candidatura avrà successo e sarai contattato per il colloquio di approfondimento, o anche se il datore di lavoro desidera archiviare il tuo CV per selezioni future .
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