Smart working vs telelavoro: differenze e benefici

La crisi del coronavirus ha cambiato il paesaggio lavorativo italiano. All’improvviso, tutti stanno parlando di smart working, telelavoro, e orari flessibili. Quello che per anni era stato un dibattito interno solo al mondo della tecnologia e delle start-up ha finalmente raggiunto le testate nazionali, i social, e la politica.

Ma prima di trasformarci tutti in sostenitori del lavoro da casa permanente o del ritorno in ufficio, è bene conoscere queste nuove modalità. 

Giovane professionista biondo alla scrivania lavorando da casa e partecipando a una riunione

Tanto per cominciare, c’è una differenza tra smart working e telelavoro. Nonostante siano spesso usati come sinonimi dai meno esperti, indicano due concetti molto diversi e sia chi ha già un posto fisso in azienda che chi sta scrivendo il CV per la prima volta fa bene a informarsi per muoversi al meglio.

In questo articolo scoprirai:

  • Cos’è lo smart working
  • Cosa intendiamo per telelavoro
  • I numeri italiani

Che cos’è il telelavoro?

Il telelavoro è quello di cui più hai sentito parlare durante i mesi della pandemia. Si tratta del lavoro lontano dalla sede centrale, normalmente da casa. Il datore di lavoro provvede le tecnologie necessarie, come per esemprio il portatile, e il telelavoratore compie le proprie mansioni quasi sempre dalla stessa postazione, per quanto distante dall’ufficio vero e proprio.

Il telelavoro è intrinsecamente legato a quello tradizionale in ufficio: si hanno le stesse responsabilità e benefici, ma anche gli stessi doveri. 

Il telelavoro in Italia è regolamentato dall’Accordo Quadro del 2004. Tra le norme vigenti, il regolare diritto alle pause dal telelavoro e quello al riposo dalla mezzanotte alle 5 ogni notte. 

Allo stesso tempo, gli impiegati sono di solito obbligati a essere connessi nelle stesse ore in cui sarebbero in ufficio, ed esistono programmi e sistemi per assicurarsi che lo facciano. Inoltre, l’azienda può (e dovrebbe, per legge) compiere ispezioni che comprovino:

  • La sicurezza della postazione a casa
  • Un’adeguata separazione tra lo spazio domestico e quello lavorativo
  • Lo svolgersi regolare delle attività professionali

Che cos’è lo smart working?

Se il telelavoro è un trasferimento dell’attività tradizionale, lo smart working è una vera e propria nuova filosofia del lavoro.

Smart working si può tradurre in italiano con “lavoro agile” e richiede di pensare in maniera differente al rapporto tra l’impiegato e l’azienda. Non ci sono più orari fissi, per esempio. La produttività non viene misurata timbrando il cartellino e seguendo le regole corporative tradizionali. Al contrario, il lavoratore è libero di compiere le sue mansioni quando più gli conviene, sempre che si arrivi agli obiettivi stabiliti.

Allo stesso modo, non importa dove si lavora. Se oggi ti unisci alla riunione da casa e domani dalla spiaggia, va benissimo, se puoi garantire di arrivare in tempo e preparato. Gli smart workers possono sceglieri la postazione che permette loro di lavorare meglio, per questo spesso decidono di riunirsi in un Internet cafe o a casa di amici. 

Insomma, se si riesce a essere produttivi e arrivare ai risultati richiesti, e se si riesce sempre a partecipare alle riunioni necessarie, l’organizzazione del lavoro è lasciata in maniera completamente indipendente all’impiegato.

Questo non vuol dire che non ci siano regole per lo smart working italiano. Il disegno di legge approvato nel gennaio 2016 definisce lo smart working come un accordo tra aziende e dipendenti stabilito da regolare contratto scritto con diritto di recessione secondo preavviso di 30 giorni. 

Il trattamento economico è uguale a quello dei dipendenti in ufficio e gli smart workers hanno ugualmente diritto alla copertura Inail per infortuni e malattie.

I numeri di smart working e telelavoro in Italia

Come abbiamo detto, il coronavirus ha forzato la mano alle aziende e organizzazioni italiane, che hanno dovuto accelerare i tempi e mettere in pratica telelavoro e smart working, se possibile, per tutti i dipendenti. Questo ci ha dato la possibilità di raccogliere informazioni e dati che possono darci un’idea dell’utilità e successo di queste modalità lavorative.

In generale, l’Italia è abbastanza indietro rispetto al resto del mondo occidentale. Se si esclude la pandemia, solo il 7% degli italiani lavora in maniera “agile” quando si tratta di dipendenti. Stiamo parlando di appena 250 mila impiegati, dei quali la maggior parte si trova in Nord Italia. Il telelavoro è, in circostanze normali, ancora meno popolare: solo il 2-5% degli impiegati lavora da casa

Eppure, non è il caso di scoraggiarsi. Gli studi dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano rivelano che il 50% delle grandi aziende italiane sta sperimentando forme di lavoro agile. Questi “esperimenti” hanno portato a conclusioni incoraggianti: lo smart working facilita un aumento della produttività del 5-6%. Per non parlare del taglio dei costi che derivano dall’affitto e il corretto funzionamento di un ufficio con centinaia di persone.

È chiaro che sempre più imprese, enti e associazioni cercheranno di trarre beneficio dallo smart working. Chi cerca lavoro ora dovrà tenerlo a mente e ottimizzare il proprio CV per trovare lavoro sul web

Infatti, non solo le mansioni quotidiane si stanno spostando online. La pandemia e la nuova direzione globale dell’attività lavorativa hanno incoraggiato la maggior parte delle imprese a pubblicare annunci e fare interviste in maniera telematica. Nell’ufficio del futuro, è molto probabile che le persone faranno domanda, verrano messe alla prova e assunte, e inizieranno a lavorare senza dover mettere un piede fuori di casa. 

Se ancora non hai un curriculum adatto al web, puoi scegliere uno dei molti modelli di CV creati da designer professionisti che sanno come richiamare l’attenzione del lettore attraverso uno schermo.

Gli smart workers sono freelancer?

Come ormai dovrebbe essere chiaro, il mondo dei freelancer e quello degli smart workers si assomigliano ma sono completamente separati.

I lavoratori agili sono dipendenti sotto regolare contratto. I freelancer sono liberi professionisti che lavorano per i clienti e progetti che scelgono (o che riescono a trovare.) Se i freelancer hanno ancora più libertà e flessibilità dei lavoratori agili, hanno anche più costi e rischi.

L’intero successo economico di un freelancer dipede non solo dalle proprie capacità professionali ma anche da quelle di gestire introiti, costi e tasse, e pubblicizzare i propri servizi (un freelancer di successo è anche un esperto di marketing.) Insomma, i freelancer possono essere paragonati a proprietari di piccolissime imprese, costituite da una sola persona. 

Come gli smart workers, i freelancer lavorano dove vogliono e quando vogliono, spesso al computer. Per candidarsi per un progetto e rendere noti i propri servizi, si servono non solo del CV ma anche del portfolio.