Coronavirus e lavoro: il panorama italiano e internazionale

Farsi un’idea precisa della relazione tra coronavirus e lavoro può essere difficile. Da una parte, con i dati alla mano, è chiaro che il COVID-19 ha messo in difficoltà moltissime aziende italiane e, di conseguenza, i lavoratori del Bel Paese. Chi si è ritrovato a casa ha presto realizzato quanto può essere arduo trovare lavoro in tempo di crisi

Dall’altra, però, ci sono anche buone notizie. La pandemia ha costretto dipendenti e liberi professionisti, quando possibile, a reinventare l’ufficio e ad aumentare l’uso delle tecnologie, un processo che si sarebbe completato molto più lentamente se non fosse stato per la pressione dovuta al coronavirus. Molti si sono rimboccati le maniche e hanno trovato lavoro sul web.

Due impiegati in ufficio al desk davanti al computer indossano mascherina

Inoltre, i governi di tutto il mondo, compresa l’Italia, hanno creato leggi e regolamentazioni che permettano a coronavirus e lavoro di convivere in sicurezza finché non sarà trovata una soluzione a lungo termine come il vaccino.

Limitare la disoccupazione e i danni della crisi economica causata dal COVID-19

Fin dai primi tempi della quarantena nel marzo del 2020 è stato chiaro che quella del coronavirus non sarebbe stata solo una crisi sanitaria. Il coronavirus ha messo tutto il mondo a forte rischio di recessione economica

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima che il numero di disoccupati nel mondo potrebbe aumentare di 25 milioni a causa del COVID-19 e che in generale, nel secondo trimestre del 2020, si sarebbe lavorato il 6,7% di ore in meno (il che equivale a 195 milioni di lavori a tempo pieno.) Come conseguenza, l’OIL riporta che dagli 8 ai 35 milioni di persone in più rispetto al 2019 si ritroveranno in una situazione di povertà.

Questi rischi economici riguardano alcune fasce a categorie più di altre. Chi non può ricorrere al telelavoro, chi ha un’occupazione precaria e/o a basso reddito, gli autonomi e i migranti sono in una posizione più instabile.

Coronavirus e lavoro: i suggerimenti dell’OIL

Se si agisce tempestivamente e con decisione, sostiene l’OIL, è possibile limitare notevolmente gli effetti economici negativi del coronavirus e il suo impatto sui lavoratori. Ecco la strategia suggerita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro:

  • Proteggere i professionisti nei luoghi di lavoro
  • Sostenere l’economia e la domanda di lavoro
  • Supportare l’occupazione e i redditi
  • Trovare soluzioni condivise attraverso il dialogo sociale tra tutte le parti coinvolte

Ecco quindi che se a breve termine la priorità è sicuramente salvaguardare la salute e sicurezza di chi lavora, dall’altra è fondamentale iniziare subito a pensare come proteggere e creare opportunità professionali. Si tratta quindi di politiche di larga scala che aiutano tanto i dipendenti come le aziende italiane.

Garantire la sicurezza dei lavoratori durante la pandemia

Il 14 marzo 2020 il governo italiano si è riunito con sindacati e imprese per firmare un nuovo protocollo di sicurezza per i lavoratori che aiuti a prevenire il contagio. Il protocollo è poi entrato pienamente in vigore il 24 aprile.

Il protocollo copre 6 campi fondamentali:

  • Informazione
  • Accesso alla sede di lavoro
  • Igiene in azienda
  • Caso sintomatico in azienda
  • Medico competente e RSL

Le raccomandazioni del protocollo italiano su coronavirus e lavoro

Il protocollo del 14 marzo fa numerose raccomandazioni. A seguire le più importanti:

  • L’azienda si impegna a comunicare efficacemente ai dipendenti le disposizioni delle Autorità
  • Si ha l’obbligo di restare a casa se si presenta febbre sopra ai 37.5 gradi e/o altri sintomi influenzali. Il personale può essere sottoposto al controllo della temperatura corporea all’arrivo sul luogo di lavoro
  • Si ha l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza e seguire le norme di igiene rispetto al lavaggio delle mani
  • Detergenti e disinfettanti devono essere a disposizione del personale in punti facilmente accessibili
  • Negli spazi di lavoro in cui non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza è obbligatorio l’uso di mascherine e, a seconda dei casi, dispositivi quali camici, cuffie, guanti, occhiali, etc.
  • Non si può accedere agli edifici aziendali se negli ultimi 14 giorni si è stati in contatto con soggetti risultati positivi al COVID-19
  • Le riunioni in presenza sono vivamente sconsigliate e, qualora necessarie, la partecipazione va ridotta al minimo
  • Non si può accedere al posto di lavoro se negli ultimi 14 giorni si è stati in vicinanza di individui provenienti da zone considerate a rischio dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  • L’azienda deve sviluppare nuovi protocolli di sicurezza per ingresso, transito e uscita di fornitori esterni
  • Laddove possibile, l’accesso ai visitatori deve essere limitato. Qualora soggetti esterni dovessero visitare l’azienda, questi sono obbligati a seguire tutte le regole aziendali in tema di sicurezza e igiene
  • Le imprese devono garantire la pulizia e igienizzazione giornaliere degli spazi di lavoro e delle aree comuni, includendo computer, schermi, tastiere, etc.
  • Se una persona affetta da COVID-19 accede agli edifici aziendali, questi devono essere adeguatamente igienizzati e ventilati

Il blocco dei licenziamenti: il D.L. 18/2020 contro il coronavirus

Il panorama lavorativo italiano durante il coronavirus si è presto rivelato straordinario e, di conseguenza, è stato necessario prendere misure altrettanto straordinarie.

Una di queste è il cosiddetto ‘blocco dei licenziamenti’, approvato con il Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020. Il Decreto è valido per 5 mesi e copre numerosi aspetti della crisi.

Per un periodo limitato di 60 giorni, il blocco dei licenziamenti ha sospeso le procedure sindacali ai fini del licenziamento collettivo avviate a partire dal febbraio 2020. Inoltre, è stato annunciato il divieto di licenziare i dipendenti per ragioni economiche e/o organizzative. 

Ci sono delle eccezioni, per esempio:

  • Licenziamenti per giusta causa e disciplinari
  • Licenziamenti per il raggiungimento del limite massimo d’età per la fruizione della pensione
  • Licenziamenti per inidoneità
  • Licenziamenti per mancato superamento del periodo di prova
  • Finalizzazioni di rapporti di apprendistato

Altre forme di supporto al lavoratore durante il coronavirus

Quando si pensa a coronavirus e lavoro, si può dividere il panorama internazionale in 2 sezioni. Da una parte Paesi come Francia, Italia e Portogallo, che hanno deciso di ricorrere a strumenti come la cassa integrazione per proteggere il più possibile i posti di lavoro.

Dall’altra, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Australia che, con un approccio più liberista, hanno deciso di essere più restrittivi nell’appoggio all’occupazione sacrificando quindi migliaia di posti di lavoro.

Oltre al blocco dei licenziamenti, l’Italia ha fatto ricorso a casse pubbliche e normative speciali per aiutare i professionisti e le imprese in difficoltà. Ecco alcuni esempi:

  • Bonus baby-sitter e congedi parentali per i genitori
  • Credito d’imposta alle aziende per sanificare e igienizzare i posti di lavoro
  • Ampliamento dei permessi lavorativi retribuiti

Nuove forme di lavoro durante il coronavirus

È chiaro che, almeno finché non si sarà trovata una soluzione permanente alla crisi sanitaria, il lavoro ai tempi del coronavirus continuerà a essere differente da quello a cui eravamo abituati. 

Come accennato, una delle parti più importanti sarà giocata dalla tecnologia. Il governo italiano si è impegnato a incoraggiare le aziende a favorire lo smart working e il telelavoro quando possibile. 

Se chi non ama stare a casa noterà la mancanza dei propri colleghi e, soprattutto all’inizio, di una comunicazione immediata, moltissimi lavoratori si ritroveranno con più flessibilità e tempo per prendersi cura della famiglia e dei propri interessi. Per non parlare dei costi e inquinamento risparmiati legati agli spostamenti quotidiani tra casa e lavoro.

Dallo scorrere le offerte di lavoro su piattaforme come LinkedIn allo scrivere un curriculum ottimizzato per il web e partecipare a un colloquio online, è probabile che presto trovare, fare domanda, e iniziare un nuovo lavoro in maniera remota diventi per molti la nuova normalità. 

Certo, questo non sarà possibile per tutti. Chi lavora nella ristorazione e nel commercio difficilmente potrà stare a casa, per esempio. È per questo che bisogna pensare a maniere sempre più efficaci proteggere l’impiego e la salute di questi professionisti.